Scade domani il termine per l’invio dello spesometro con i dati delle fatture del secondo semestre 2017 pone inevitabilmente il quesito sugli accadimenti successivi a tale data.

Per chi mancasse l’appuntamento o inviasse dei dati errati delle fatture emesse e ricevute la sanzione amministrativa applicata è quella contenuta nell’articolo 11, comma 2-bis del Dlgs 471/1997, pari a 2 euro per ciascuna fattura, comunque entro il limite massimo di 1.000 euro per ciascun trimestre. La sanzione è ridotta alla metà, entro il limite massimo di 500 euro, se la trasmissione è effettuata entro i quindici giorni successivi alla scadenza stabilita ai sensi del periodo precedente, ovvero se, nel medesimo termine, è effettuata la trasmissione corretta dei dati.

Quanto detto è valido sia per l’invio opzionale all’articolo 1, comma 3, del Dlgs 127/2015 sia per lo spesometro obbligatorio disciplinato dall’articolo 21 del Dl 78/2010.

Viene inoltre consentito l’invio di una comunicazione con cui integrare o rettificare quella trasmessa anche oltre il quindicesimo giorno dal termine di adempimento, al fine di ravvedere l’omesso o errato adempimento comunicativo. È inoltre possibile applicare le disposizioni all’articolo 13 del Dlgs 472/1997, ossia le riduzioni di sanzioni previste dal ravvedimento operoso, a seconda del momento in cui interviene il versamento.

Pertanto, se la regolarizzazione della comunicazione avviene:

  • entro il termine di 15 giorni dalla scadenza, il ravvedimento si applica sulla sanzione ridotta a un euro (con il massimo di 500 euro a trimestre);
  • oltre i 15 giorni dalla scadenza, il ravvedimento si applica sulla sanzione piena di 2 euro (con il massimo di mille euro a trimestre).

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By |2018-09-03T10:17:33+00:00aprile 5th, 2018|fisco, focus normativa|